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Chirurgia toracica, nuova tecnica per tumore al polmone

C’è una nuova frontiera nella lotta al tumore del polmone, prima causa di morte per cancro nell'uomo e seconda nella donna in Italia: si chiama Chirurgia Toracica Video-Assistita (VATS) Uniportale ed è una nuova tecnica chirurgica per la rimozione delle neoplasie polmonari che viene praticata da oltre un anno nel Policlinico Universitario Campus Bio-Medico.

 

“La tecnica VATS Uniportale – spiega il dott. Pierfilippo Crucitti, Responsabile dell’UOS di Chirurgia Toracica – è basata su un’unica incisione di 3-4 centimetri al livello del IV o V spazio intercostale con cui vengono inserite all’interno del torace una telecamera e gli strumenti operatori per condurre a termine l’intervento di lobectomia polmonare e linfectomia mediastinica che serve per la rimozione del tumore. Una tecnica diversa anche dalla toracoscopia, nella quale, oltre a questa incisione, si fanno altri 2-3 accessi per inserire degli strumenti”. 

 

Il risultato della VATS Uniportale è un intervento mininvasivo, con un decorso post-operatorio molto meno impegnativo rispetto alla tradizionale toracotomia (eseguita con un’incisione di 20-30 centimetri) ma anche rispetto alla VATS tradizionale, che prevede l’impiego di più incisioni. “Non solo i risultati in termini oncologici sono pienamente sovrapponibili a quelli della chirurgia tradizionale – aggiunge Crucitti – ma presentano vantaggi indiscutibili: ad esempio, la riduzione dei tempi d’intervento, eseguito in genere in poco più di un’ora, contro le due dell’intervento ‘open’; inoltre, la possibilità di effettuare la procedura senza dover divaricare le coste o sezionare i muscoli e passando attraverso un unico spazio intercostale, il che ci consente di ridurre moltissimo il dolore post-operatorio nel soggetto operato. Il paziente senza dolore è in grado, la sera stessa dell’intervento, di riprendere non solo ad alimentarsi, ma di iniziare subito un programma di ginnastica respiratoria che lo porterà presto a casa, riducendo così la degenza a due o tre giorni al massimo”. Ridotte pure le complicanze, con una minor incidenza di polmoniti e altri problemi legati all’immobilizzazione.

 

Questa novità è superiore anche alla chirurgia robotica, “perché – chiarisce lo specialista – il robot dà molto più dolore nel periodo post-operatorio, oltre che in maniera cronica: l’intervento ‘robotico’ prevede 3-4 incisioni, con il passaggio dei bracci del robot-chirurgo attraverso gli spazi intercostali e l’inevitabile compressione dei nervi, che provoca dolore ai pazienti”. 

 

I rischi? “I medesimi di robot e toracoscopia – chiarisce Crucitti – ossia il sanguinamento a seguito di possibili lesioni ai vasi che irrorano il polmone che a torace chiuso potrebbe essere di più difficile gestione”. Questa tecnica, ad oggi, viene eseguita nei casi di neoplasie polmonari tra I e II stadio. “Anche per questo – ricorda il chirurgo – il perfezionamento degli screening e la crescente attenzione verso i controlli periodici rende possibile scoprire il problema in tempo per intervenire e risolverlo con successo”.

 

Ultimo dato: a livello estetico, l'unica mini-incisione lascia anche una cicatrice quasi invisibile. Il modo migliore, per i pazienti, per dimenticare più in fretta possibile il ‘problema’.

 

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