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Giornata malato: mons. Ricciardi in Policlinico

Medici, operatori sanitari, studenti e specializzandi ma soprattutto pazienti: è stata una mattinata intensa, culminata con la celebrazione della Santa Messa, quella della visita al Policlinico Universitario di mons. Paolo Ricciardi, vescovo ausiliario di Roma delegato alla pastorale sanitaria, giovedì 8 febbraio. Una visita che ha annunciato la Giornata mondiale del Malato fissata per domenica 11 febbraio.

 

Al vescovo già parroco ad Acilia, cui è stato affidato da Papa Francesco il compito di portare conforto ai malati degli ospedali romani, è arrivato l’affetto dell’intero Policlinico. Mons. Ricciardi ha visitato il reparto di Oncologia, il day-hospital medico, la Terapia Intensiva e la Radioterapia. Incontrando il personale, ha sottolineato l’importanza della “medicina di relazione" e si è soffermato a parlare con i primari, a salutare e ad ascoltare i pazienti.

 

Nel corso della sua visita è stato colpito soprattutto dall’approccio umano con cui il personale del Policlinico accoglie e segue i pazienti, ma anche dall’organizzazione dei reparti e dalla luminosità degli spazi. “Qui passano tutti – ha detto – anziani, giovani, poveri ricchi: la malattia non conosce età né stato sociale. Tutti siamo chiamati ad aprire il cuore riconoscendo, al di là delle malattie, i malati, o meglio, le persone”.

 

Il lungo giro in Policlinico si è concluso con la celebrazione della Santa Messa. Commentando il Vangelo del giorno ha ammonito: “Noi sappiamo bene che alcune malattie non sono guaribili. Ma sappiamo che tutti i malati sono curabili. Non possiamo guarire sempre ma sempre siamo chiamati a curare, o meglio, a prenderci cura della vita di tutti e di tutta la vita, dal concepimento alla fine naturale”.

 

Si è rivolto ai presenti ricordando la testimonianza del Beato ispiratore dell'Università Campus Bio-Medico di Roma: "Voi avete qui l'esempio di don Àlvaro del Portillo, la cui esistenza è stata sempre orientata verso l'altro, verso il povero da amare, da accogliere".

 

In riferimento all'impegno quotidiano dei medici, degli infermieri e dei volontari ha concluso: “Questo ospedale può e deve essere un santuario in cui la santità risplende nell’attenzione reciproca, nelle piccole cose come nei grandi interventi a favore della salute”. Infine, nel far cenno ai 160 anni della Madonna di Lourdes, ha pregato “di essere una briciola dell’Amore di Dio”, “per essere più disponibili, più attenti, più pronti a servire la vita”.

 

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