11 febbraio 2021, Giornata Mondiale del Malato

Dentro il Covid Center con il cappellano don Piero Vavassori

11/02/2021

Don Piero Vavassori è un medico, oggi sacerdote e cappellano del Covid Center del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico. Da alcuni mesi a questa parte, ogni mattina entra nello ‘scafandro’, varcando la soglia di un territorio off-limits, per portare assistenza spirituale in uno dei reparti dove la vita è difficile, come possiamo immaginare.

<<Davanti alla condizione di bisogno del fratello e della sorella, Gesù (…) propone di fermarsi, ascoltare, stabilire una relazione diretta e personale con l’altro, sentire empatia e commozione per lui o per lei>>, afferma Papa Francesco nel Messaggio per la XXIX Giornata mondiale del malato.

“C’è una difficoltà strutturale nel riuscire a entrare in relazione con i malati Covid, ed è legata alla necessità di essere totalmente protetti dai dispositivi. Un ostacolo fisico nella relazione, fondamentale per proteggerci dall’infezione, che mette a dura prova la capacità di essere vicini a chi sta male”, racconta don Piero. Un limite che però lo ha spinto a cercare il legame oltre la maschera, a sperimentare forme inedite di sopravvivenza spirituale.

“I pazienti Covid provano un dolore fisico dovuto alla fatica respiratoria”, racconta il medico don Piero. “La condizione interiore parla invece di paura, disorientamento, angoscia ma soprattutto di solitudine”, prosegue il sacerdote. Un sentimento che in parte li accomuna a tutti i pazienti oggi ricoverati negli ospedali, distanti dalle famiglie, con la difficoltà, per i primi, di degenze lunghe anche 4-5 settimane. Molti vivono inoltre l’esperienza di vedere morire un compagno o una compagna di stanza.

Ma come si fa a portare speranza in un contesto così difficile? “Prima di tutto si sta accanto, si fa sentire la propria presenza con un saluto, un cenno, una battuta. Anche toccare un paziente, prendergli la mano non è un’attività banale: implica un accurato processo di igienizzazione preventiva e successiva. C’è un orizzonte umano da tenere presente che chiede di trasmettere il più possibile serenità. L’orizzonte spirituale si vive nel pregare insieme, impartire benedizioni, portare i sacramenti”, risponde don Piero.

L’esperienza passata da medico sicuramente aiuta il cappellano a stare nel cuore della pandemia. A colpirlo di più è la ‘carica ideale’  che riveste l’attività quotidiana del personale sanitario ‘al fronte delle attività assistenziali nel mondo’. Sembra di vederli questi medici e infermieri che attraversano la fatica umana dei pazienti, sono pronti ad accoglierla per trasformarla in incoraggiamento, oltre a compiere  tutto il necessario per salvare vite umane.

“Chi ce la fa si porta a casa un valore della famiglia totalmente rivalutato: la vulnerabilità e la distanza diventano lo strumento per apprezzare davvero ciò che si ha” spiega don Piero.

<<La malattia impone una domanda di senso, che nella fede si rivolge a Dio: una domanda che cerca un nuovo significato e una nuova direzione all’esistenza>>, scrive il Papa. Nel silenzio e nel tempo dilatato dei reparti Covid “ho visto spesso i pazienti volgere lo sguardo verso l’immagine della Madonna e del Crocifisso proprio come Qualcuno a cui affidarsi”, conclude don Piero.

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