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Cute e sole: miti e realtà

14/08/2019

La radiazione solare e i suoi effetti

Il Sole è una stella capace di emettere radiazioni elettromagnetiche caratterizzate da una specifica lunghezza d’onda (λ) compresa tra 3000 e 290 nm ovvero una parte degli ultravioletti (UV), la luce visibile (λ 340-400nm) e una parte dell’infrarosso (λ 780-3000nm). Nello specifico gli UV sono suddivisi in UVA (95%) UVB (5%) e UVC che viene arrestato dall’ozono atmosferico. La quantità e qualità della radiazione solare dipende da una serie di fattori: essa varia infatti a seconda dell’altitudine (la quantità di UVB è maggiore del 20% a 1500m di altitudine piuttosto che a livello del mare), della latitudine, della stagione, dell’ora della giornata, dell’umidità e dell’inquinamento atmosferico.

Quando la radiazione UV raggiunge la cute di un individuo, incontra alcune molecole – dette cromofori – capaci di assorbirne l’energia, dando vita a una serie di reazioni chimiche che rendono instabile la molecola bersaglio. Affinché si ritorni a uno stato di equilibrio, avvengono alcune reazioni fotochimiche che determinano la formazione di radicali liberi (ROS). L’organismo possiede però sistemi endogeni di riparazione del danno, quali antiossidanti (vit C, vit E, catalasi, superossidodesmutasi, catotenoidi, glutatione, …) ed enzimi in grado di riparare proteine e lipidi cellulari. Quando una cellula è troppo danneggiata per essere riparata va incontro a una morte programmata. La capacità perciò di una cellula di adattarsi a sollecitazioni esterne riparando il danno è il risultato di un delicato equilibrio tra fattori estrinseci e intrinseci, relativi alla singola persona (predisposizione genetica, tipo di melanina prodotta, competenza dei sistemi antiossidanti endogeni). Quando il sistema di riparazione del danno fallisce, la cellula accumula mutazioni genetiche, capaci di favorirne la crescita incontrollata e quindi la trasformazione neoplastica.

Questo meccanismo è alla base della carcinogenesi, e per quanto riguarda il rapporto tra cute e sole, è alla base dell’insorgenza di neoplasie cutanee fotoindotte quali epiteliomi e melanomi. L’abbronzatura, o pigmentazione ritardata, inizia circa due giorni dopo l’esposizione e raggiunge la sua massima intensità nel giro di tre settimane.
La pigmentazione si verifica attraverso due tappe distinte: una, immediata ma effimera, indotta da lunghezze d’onda tra 320 e 400 nm, dovuta all’ossidazione della melanina (fenomeno di Meirowski); un’altra ritardata e persistente, l’abbronzatura propriamente detta, indotta sia da UVA che UVB e dovuta all’aumento di maturazione, trasferimento e distribuzione intercheratinocitaria dei melanosomi (organuli cellulari ricchi di melanina prodotti dai melanociti) oltre che all’aumento dell’attività tirosinasica (enzima che favorisce la sintesi di melanina) e alla produzione di melanina. Si tratta di una vera e propria neosintesi di melanina, e affinché ciò accada si verifica comunque la produzione di radicali liberi.

Regole per una corretta fotoesposizione

La sensibilità della cute al sole dipende in parte dal fototipo dell’individuo, distinto in sei gruppi (dal fototipo I al fototipo VI), in base al colore degli occhi e dei capelli e alla capacità della cute di abbronzarsi o scottarsi: il fototipo I corrisponde al celtico (occhi azzurri, capelli rossi, facilità alle scottature solari) mentre il fototipo VI corrisponde al negroide (capelli e occhi scuri, cute di colore). Altri fattori che la influenzano sono il tipo di radiazione e l’intensità dell’esposizione.
Una corretta fotoesposizione permette di godere degli effetti benefici del sole, limitando quelli dannosi. È quindi fondamentale mettere in atto delle norme comportamentali adeguate per evitare o quantomeno limitare l’effetto dannoso legato al sole. I fotoprotettori, insieme ad altre semplici regole, rappresentano un valido ausilio per proteggere la nostra pelle.

I filtri solari sono distinti in due tipologie principali: i filtri chimici, ossia molecole organiche che assorbono specifiche lunghezze d’onda grazie alla loro struttura chimica; e le polveri minerali, che riflettono e diffrangono la radiazione indipendentemente dalla lunghezza d’onda. Una forma di fotoprotezione esterna è quella fornita dagli indumenti. Essa dipende dal tipo di tessuto e dal colore del capo: gli abiti di colore scuro conferiscono una protezione contro gli UV doppia rispetto a quelli chiari che tuttavia sono più efficaci nella protezione dagli infrarossi (ecco perché si sente meno la sensazione di calore indossando abiti chiari), gli abiti bagnati diventano facilmente attraversabili dagli UV. La supplementazione per via orale con antossidanti (carotenoidi, glutatione), in base ai meccanismi molecolari alla base del danno UV indotto, sembrerebbe avere un razionale, tuttavia l’efficacia nell’uomo non è dimostrata. L’utilizzo di acceleratori dell’abbronzatura a base di 5-metossipsoralene comporta un rischio mutageno, pertanto deve essere evitato.

Pazienti con capelli rossi e cute chiara dovrebbero rinunciare all’abbronzatura così come individui con capelli biondi e pelle chiara dovrebbero esporsi gradualmente, aumentando la durata di 15 minuti al giorno. Bisogna altresì evitare l’esposizione tipo “bagno di sole” privilegiando la protezione con indumenti e utilizzare solari per le aree scoperte. La scelta di un solare viene fatta in relazione al rischio legato al fototipo e all’entità e tipo di esposizione così come dall’area da proteggere.

Un team di specialisti al servizio del paziente

Presso il Policlinico Universitario Campus Bio Medico di Roma, è possibile effettuare una visita dermatologica di prevenzione per l’individuazione di tumori della cute e valutare il rischio del singolo paziente in base all’obiettività clinica e all’anamnesi. Il centro prevenzione infatti dispone di strumenti in grado di orientare il dermatologo nella diagnosi differenziale delle lesioni della cute e permetterne il follow up. È inoltre possibile procedere al trattamento di alcune lesioni cutanee fotoindotte quali lentigo solari mediante laserterapia.

È opportuno effettuare annualmente una visita dermatologica di prevenzione, salvo diverse indicazioni dello specialista. Il periodo migliore per effettuare una visita è prima della fotoesposizione, in modo tale da poter discutere con lo specialista stesso delle regole per una corretta fotoesposizione. È invece opportuno sottoporsi ai trattamenti di medicina estetica per lentigo solari nel periodo invernale.

Consiglio dell’esperto

Per proteggersi dall’invecchiamento cutaneo e dal rischio di tumori è necessaria una protezione più elevata nei confronti non solo degli UVB ma anche degli UVA e il fotoprotettore deve essere applicato con regolarità e scelto in base alle caratteristiche fenotipiche, valutate da uno specialista dermatologo. È molto importante la fotoprotezione nell’infanzia in quanto ustioni solari in tale fascia d’età rappresentano un noto fattore di rischio per l’induzione di melanomi ed epiteliomi. Tale protezione deve essere garantita dagli indumenti e completata dall’utilizzo dei solari.

Per informazioni e prenotazioni

Per informazioni è possibile inviare un’e-mail.

È possibile prenotare la visita sul sito del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, cliccando su ‘prenotazioni e disdette’, o attraverso i canali tradizionali.

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